Muraglie di panna
Credits: Luca Bessi

Muraglie di panna

Quando l’artista Marina Abramovic e il fotografo Ulay si sono lasciati, non è successo in un solo momento, in modo istantaneo, ma è stato un processo lento; il tempo necessario per metabolizzare l’amore. Dopo 12 anni, nel 1998, il rapporto era entrato in crisi e decisero di lasciarsi camminando ognuno dai due estremi opposti della Muraglia Cinese per poi incontrarsi a metà strada e lasciarsi. La loro storia d’amore è diventata una forte performance d’arte e riflette il tempo necessario per lasciarsi andare.

Oggi è una pratica difficile e forse non viene nemmeno più praticata; come ci si può lasciare e andare avanti se giornalmente troviamo una sua foto su Instagram, un suo messaggio su WhatsApp, un video pubblicato da un amico? Lasciare qualcuno o al contrario, essere lasciati è un’esperienza personale e nessuno ti dirà il modo giusto per te per superarla. E difficilmente diventerà una performance d’arte. Però ti racconto la mia esperienza. Il mio percorso sulla mia Muraglia Cinese, il mio periodo di disinnamoramento.

Mi piacciono le storie melodrammatiche, verosimili, che mio fratello traduce e sintetizza con: ad Abram piacciono i film tristi, i libri tristi e le canzoni tristi. Non ho mai considerato l’intrattenimento, lo spettacolo e la cultura come terapie, cure ai mali della vita, ma sempre come qualcosa di essenziale. In questo periodo invece è stato proprio così. Il cinema mi ha curato, mi ha aiutato. E ho passato 5 notti a sognare davanti allo schermo. Aprivo il computer e puntavo un film. Così, solo leggendo la breve trama disponibile, in modo quasi casuale. Ma nulla è casuale e a posteriori vedo il file rouge dietro alle mie scelte. Tutti film d’amore, commedie romantiche, romanticissime e a lieto fine. L’amore esiste e succederà. Il principe trova la sua principessa e viceversa (nelle storie a lieto fine raramente ci sono due principi o due principesse…) . Mi dirai che non è il tuo genere di film, beh nemmeno il mio, eppure… Ci sono alcune storie che mi hanno fatto ridere e piangere e pensare di avere un cuore di panna. E ri-credere all’amore. 

Tra queste, trovi la serie di film di Bridget Jones. Raccontano di una ragazza sfigata, goffa e romantica che trova l’amore e viene apprezzata così per com’è. Presenta un nuovo modello di donna, simpatica, non particolarmente bella, goffa ma forte, tutti siamo con Bridget! E si innamora di Darcy e, nonostante tutti i difetti di lei, lui si innamora, un amore molto difficile che (SPOLIER: suvvia già te l’aspettavi) alla fine trionfa. WOW. La storia non è originale, il formato assolutamente sì. E ti farà ridere. Fare un film divertente è spesso più difficile che farne uno drammatico, perché si cade spesso nello stereotipo, nella banalità, nel ridicolo, bhe qui non succede. 

Spesso quando ci si lascia, si hanno dei flash di posti, di cose che ci riportano a loro, anche in momenti inaspettati, soprattutto in momenti inaspettati. Almeno, io li ho avuti. E se non ci fosse stato il Covid a tenermi bloccato nelle mie terre, probabilmente avrei preso un volo e almeno per un paio di giorni avrei viaggiato. Non è un’idea originale e il film “L’amore non va in vacanza” mi fa capire che per quanto diversi, reagiamo un po’ tutti allo stesso modo alla fine di una storia d’amore. Il film è un grande classico. Due ragazze insoddisfatte della loro vita amorosa si scambiano la casa per due settimane. Una va a Los Angeles e l’altra a Londra. Vuoi sapere come va a finire? Beh, l’amore non va in vacanza ed entrambe capiscono che il mare è pieno di pesci (anche se una volta un amico mi disse “sì, Abram. Ma di questi tempi anche di plastica!” VERITÀ!). 

L’ultimo film che ti consiglio, guardalo per davvero. Anche se non stai attraversando una rottura. Perché i film belli sono sempre belli (vale anche per quelli citati sopra, ma per questo ancora di più). È vero parla di amore, ma quale storia non parla di amore? Love actually è il film che guardo ogni anno quando si avvicina il Natale. Mi avvolgo tra le coperte e faccio partire la storia. Non racconta di una coppia, ma di tante, e di tante situazioni diverse. È quella storia che, per quanto semplice, riesce. E mi emoziona tantissimo. Si, ho il cuore di panna, ma anche il tuo sarà messo a dura prova. Love actually è una storia circolare, inizia e finisce nell’aeroporto di Londra, la parte degli Arrivi, dove i cari aspettano con grandi cartelli e quando vedono la persona tanto attesa gli/le corrono incontro; abbracci, baci, sorrisi, pianti. Insomma, emozioni. Mi dirai “cose che succedono nei film”, ma ti assicuro che i film si ispirano alla realtà.

Dopo una notte a piangere sul cuscino ho passato così le mie prime 5 notti. E. mi sento di consigliarti queste storie perché, non prendiamoci in giro, innamorarsi è un’esperienza stupenda e la cosa ancora più bella, rispetto a come ci viene proposto l’amore nelle fiabe, è che non succederà una volta, né per sempre. Anni fa sono stato a un concerto dei The Giornalisti e ricordo l’intro in cui Tommaso Paradiso diceva: “noi siamo i The Giornalisti e crediamo nel romanticismo”. Una brutta storia ci condiziona, inevitabilmente ci butta giù, ma non deve limitarci nel vivere quelle successive, per crederci, all’amore, altrimenti arriveremo a 50 anni e guarderemo questi 5 film tutte le sere, in loop. Bello, ma anche no … Magari invece ci ritroveremo a vivere una bellissima storia. E per la ricaduta, non preoccuparti, ti ho appena narrato il mio percorso sulla Muraglia Cinese per aiutarti ad affrontare la tua. 

Abram Tomasi