ETICHETTE A COLLA SECCA
Credits: @sipronunciasilipo

ETICHETTE A COLLA SECCA

28 Maggio 2019

Ho aspettato prima di iniziare a scrivere perché speravo di riuscire a capire meglio da che parte stare, per scegliere se le relazioni sono effettivamente arrivate al capolinea o se invece siano diverse, ma altrettanto potenti. Non sono esattamente la normale ventenne innamorata dell’amore, trovo le relazioni complicate e spaventose e per quanto ci provino tutti a convincermi che se c’è la persona giusta non è poi così male, mi vengono i brividi al solo pensiero. Forse sono io a non essere la persona giusta per tutto questo, forse questa ondata di singlemania, autonomia e indipendenza ha mandato in pappa il mio rilevatore di affetto, facendomi sentire sempre extra-soglia, ogni qualvolta qualcuno tenti di avvicinarsi a me in modo romantico, o magari è questione di tempismo.

Scrivo ora perché ieri sera ho messo in pratica una delle regole fondamentali di cui si parla nell’opera di Sun Tzu, L’arte della guerra, e cioè “conosci il tuo nemico e vincerai”. Non era nei miei piani finire alle tre della mattina nei meandri più oscuri e impensati di Google (si fa per dire, certo), eppure sono rimasta incollata allo schermo solo per vedere come procedeva la vita di una delle persone che la mia l’hanno cambiata radicalmente. Ho sempre avuto questa invidiabile (s)fortuna di incontrare persone che volessero vivere ogni momento. Quei ragazzi che usano Whatsapp solo perché devono. Quelli che non hanno Instagram o Facebook, che preferirebbero lasciare a casa il telefono, che si fanno un’ora di strada per salutarti e che ti chiamano. Quelli che ci mettono ore a rispondere, perché impegnati a godersi la vita in 4D.

A quanto pare il mio target di ragazzo ideale deve avere questo requisito fondamentale e per quanto tutto questo possa sembrare una somma di qualità eleganti ed eccezionali, per altri versi è semplicemente un incubo. A questo punto, questo pezzo non ha ancora un titolo, ma potrebbe essere tipo “come stalkerare il tuo ex instalkerabile”. Perché la prima cosa che facciamo tutti ormai – soprattutto se ci stiamo mettendo in gioco – è andare a cercare informazioni su chi abbiamo davanti: capiamo su Instagram come stanno al mondo, su Twitter come pensano, su Facebook cosa piace loro; ma quando invece compare solo una scritta “la sua ricerca non ha prodotto alcun risultato” con tanto di faccina triste a sottolinearne l’assurdità, il messaggio tra le righe ti dice di rimboccarti le maniche e conoscerlo per davvero, uscire, fare domande, abituarti alle sue abitudini. Beh, è una grande fatica! Innamorarsi è difficile. Perché non basta stare seduti sul divano a rispondere a qualche messaggio con cuoricini rossi e manine gialle. Non basta mettere like a qualche foto su Instagram per far sapere all’altra persona quanto pensiamo sia straordinaria o leggere la bio sui social mentre si aspetta il treno. Quindi, sì, diciamo le cose come stanno: innamorarsi è incredibilmente difficile nel 2019. Scegliere una persona, non è comprare un paio di jeans su Asos, ordinare il sushi su JustEat o attendere con ansia il corriere di Amazon. Non funziona così.

Ci innamoriamo su Tinder, dove i match si basano sulle foto esposte come la Monna Lisa al Louvre per una folla di ammiratori pronti a fare swipe a destra o sinistra alla stessa velocità degli scatti dei turisti giapponesi nei musei. Capita, per carità, che a volte funzioni, ma continuo a pensare che questa cosa non possa funzionare per me. L’ho scaricato almeno tre volte, per poi sentirmi come un pezzo di carne dal macellaio e finendo per cancellarlo dopo neanche due ore. Il fatto è che io sono poco indicata per pubblicizzare che i legami ideali si vivano solo faccia a faccia, perché in tutta onestà, io adoro usare il telefono, adoro le chiacchiere in piena notte, l’ansia di non sapere quando, come e se risponderà, adoro guardare e riguardare le stesse foto postate su qualche feed messe appositamente per farmi pensare “sarebbe bello essere lì insieme”, ma adoro ancora di più quando tutte queste scappatoie non ci sono. Ho fatto le tre del mattino perché volevo trovare una data di nascita. Mi sono innamorata una volta, poi lui ha dovuto prendere un aereo per tornare a casa, oltre un oceano e due continenti di distanza, e l’unica cosa che non sapevo era la sua data di nascita e nella mia folle ricerca di un segno, una conferma del fatto che un giorno ci saremmo rincontrati, mi mancavano proprio quei due dettagli, il giorno e il mese, anche solo per assicurarmi che non fosse l’ennesimo Acquario. Dal non aver avuto più il ben che minimo briciolo di notizia per ben 9 mesi, mi sono ritrovata a guardare il suo viso a schermo intero sul computer con lo stesso sorriso che aveva rivolto a me. E sapete una cosa? Mi ha infastidito. Perché guardandolo lì, rubato ai suoi momenti così preziosi, non era più la persona che avevo conosciuto per caso in mezzo ad altre 75mila e che aveva scelto me perché qualcosa gli aveva parlato. Eppure, nel momento in cui me lo sono ritrovata davanti, ho rivisto tutto, come se i miei tentativi di occultare ricordi e sensazioni fossero rotolati a terra e avessero allagato l’intero pavimento. E mi sono chiesta: si sentono così anche quelli che si incontrano tramite un’App? Possono loro sentire la confusione di non sapere da dove viene una voce e la stretta allo stomaco nel sentirsi “visti”? A noi nessuno lo dice, ma ci innamoriamo dei difetti, delle imperfezioni, dei capelli scompigliati e del neo fuori posto, della camminata strana, della risata esagerata. Ci innamoriamo della sensazione che proviamo nell’avere quella persona vicino. Passo le mie giornate con il telefono in mano e non vedo l’ora che arrivi qualcuno che me lo faccia mettere in borsa e dimenticare.

Sentirsi vicini a qualcuno distante ci fa realizzare che siamo un agglomerato unico di casini e confusioni, dubbi e speranze, e per certi versi funziona. Non poter chiamare casa quando ne hai bisogno sarebbe un peccato e la tecnologia, in questo, ci salva. Lo fa, quasi sempre. Ma per raccontare alle mie amiche tutto ciò che ho scoperto l’altra notte fino alle 3, ho bisogno di averle davanti ai miei occhi, vedere la loro reazione e un loro abbraccio appena finito di parlare.

C’è la legge dei “mi piace”, dopo un tot significa che ti sta “buttando delle sarde” – anche conosciuta come l’arte del provarci spudoratamente –, c’è il cambiamento dello status su Facebook, più romantico di una dichiarazione d’amore a voce alta, la condivisione della password del profilo, gesto più intimo del guardarsi negli occhi prima di baciarsi.

Dire Sì e No è facile come fare swipe a destra o a sinistra e poi andiamo avanti a tastoni in cerca del Super-Attack per rimettere insieme i pezzi che abbiamo mandato in frantumi. E c’è la paura: perché un messaggio può essere visualizzato e mai risposto, ma mettersi in gioco è dura con l’ansia di non essere corrisposti.

Quindi io dico che sì, le relazioni del nuovo Millennio funzionano, si può stare insieme per anni ed essere felici, si può davvero trovare l’amore tramite App, ma se proprio devo essere sincera, continuare ad aspettare che la vita, l’amore e la felicità arrivino alla nostra finestra ad urlarci che ci amano è da codardi, scrivere da un divano senza afferrare per i fianchi qualcuno e baciarlo è da codardi, avere paura di iniziare qualcosa di nuovo per paura di come andrà a finire è da codardi, perché la felicità dovremmo inseguirla e prenderla a cazzotti, e non passare il nostro tempo a preparare il nostro feed di Instagram per la prossima ondata di like. E perciò io sì, sono una codarda. Una di quelle immense proprio, spaventata da qualsiasi nuova situazione amorosa possa materializzarsi improvvisamente di fronte ai miei occhi, sono una gigantesca codarda perché chiedo “come stai?” per sms e dico mi manchi con un cuoricino colorato. Sono codarda e incredibilmente stanca di perdere tempo, persone ed occasioni per stare dietro ad un vecchio modello di telefono che non va nemmeno più di moda.

Togliere la possibilità alle persone di innamorarsi di te è da codardi e anche un po’ stupido.

Quindi fuori piove e ho il telefono scarico, finalmente posso uscire a respirare.

-Elena Marzari